ALL'UDINE HOST: RACCONTATA UNA VICENDA COMPLICATA




 

La storia del benzinaio, del gioielliere e del rapinatore ucciso per legittima difesa: Graziano Stacchio e Robertino Zancan hanno raccontato la loro vicenda al LIONS CLUB UDINE HOST

Quando il benzinaio Graziano vede dal suo distributore i banditi attaccare alla gioielleria del suo amico Robertino Zancan, non ci pensa due volte: Jenny, la commessa del negozio, è in pericolo.

Imbraccia il fucile e corre a difenderla. Schiva colpi di mitra, risponde a sua volta mirando alle gambe dei malviventi, colpendone uno che poi morirà. Due scappano, un altro verrà preso.

Sembra la scena di un film, invece è accaduto due anni fa nella tranquilla campagna della bassa vicentina, a Ponte di Nanto. Graziano Stacchio è un pacifico benzinaio, un alpino, una brava persona che dona il sangue e rispetta le istituzioni. Quel giorno, però, lo Stato non c’era. E allora ha fatto giustizia da sé, pagandone le conseguenze con un processo che gli è costato, supportato dal gioielliere Zancan, quasi 50mila euro.

Una storia che ha riempito le cronache e che  a Là di Moret, è stata raccontata ai soci del Lions Udine Host, su invito del presidente Attilio Imi, dagli stessi protagonisti, incalzati dalle pertinenti domande della giornalista del Messaggero Veneto Luana De Francisco.

Da allora le vite di Stacchio e Grazian sono cambiate per sempre.

L’imprenditore ne ha fatta una battaglia personale: la legge sulla legittima difesa non è sufficiente. I suoi toni sono forti e coloriti, “se il bandito è morto è perché se l’è cercata. Lo Stato che dovrebbe proteggerci è stato inadempiente”.

Non lesina critiche al sistema giudiziario italiano, Robertino Zancan, “vogliamo pene certe, basta sconti, basta indulti, basta svuota-carceri. Se non c’è spazio aprite prigioni nuove!”. La sua ira è comprensibile: è da dieci anni che subisce atti criminosi, compreso un sequestro in casa. “Non ho nessuna fiducia nella giustizia italiana, ecco perché mi sono attivato affinché Graziano non passasse dei guai. Ma giustizia non è stata fatta, ha vinto solo il buon senso”.

Di tutt’altro stampo Graziano, che alla platea del Lions ha detto invece di avere il massimo rispetto dello Stato. E che se anche c’è voluto tempo per far emergere la verità, e cioè che ha sparato solo per legittima difesa e non certo per uccidere, un processo era doveroso perché comunque si era macchiato di un reato.

La giornalista di giudiziaria De Francisco ha precisato che in uno Stato etico chi reagisce è sottoponibile al giudizio, “perché non ci si può sostituire allo Stato facendosi giustizia da soli”. La legittima difesa viene considerata, ma solo in caso di pericolo di morte e con una risposta proporzionale all’offesa. Una legge modificata a maggio, che però non piace affatto a Zancan: “sono solo storielle, quindi posso sparare solo di notte? Esiste l’inviolabilità del proprio domicilio, nessuno deve entrare a casa mia”. Rabbia e paura sono le emozioni con cui oggi convive Robertino. Una volta una banda mise sotto scacco l’intera sua famiglia, coi bambini che piangevano terrorizzati; un’altra un commando sparò ai vetri (per fortuna antiproiettile) dell’azienda con scopi intimidatori. Zancan restò chiuso dentro per ore, aspettando invano l’intervento delle forze dell’ordine fino alle tre di notte.

Un racconto che ha colpito i soci Lions ai quali il presidente Imi, per sostenere la campagna di sensibilizzazione condotta da Zancan, ha donato in chiusura di serata il libro “L’INFERNO DI PONTE DI NANTO”, con la vicenda di Graziano e Robertino narrata dal poliziotto Paolo Citran.

Rosalba Tello Lions Club Udine Host